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DALLA PARTE DEL MARE

CHI HA PAURA DEL REFERENDUM SULLE TRIVELLE?

Chi ha paura dei referendum? La domanda è urgente, ma potrebbe essere retorica, visto che il referendum sulle trivelle è stato fissato dal governo italiano per il 17 aprile. Indire una consultazione in data così ravvicinata non sembra facilitare l’esercizio del diritto-dovere di voto. Speriamo non rappresenti anche un ostacolo al raggiungimento del quorum.

Organizzare una campagna referendaria richiede sia coordinamento tra i diversi soggetti sociali e politici interessati, sia adeguata opera di sensibilizzazione e informazione, visto che la partecipazione al voto può essere promossa in base ad una buona conoscenza dei quesiti e delle problematiche su cui i cittadini sono chiamati ad esprimersi. Ciò richiede tempo, ed è di tutta evidenza che nel caso del referendum sulle trivelle (limitato alla durata dei titoli già rilasciati per lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi) di tempo ce n’è ben poco. Si sarebbe potuto agire diversamente? È lecito indignarsi? Per altro, c’è un motivo pratico che avrebbe suggerito di accorpare il referendum alle elezioni amministrative che si svolgeranno solo poche settimane dopo e riguarderanno oltre 1300 Comuni: un risparmio di almeno 350 milioni di euro per lo Stato. E, in una democrazia, lo Stato siamo noi cittadini, lo ricordiamo a noi stessi e a chi crede d’essere ancora al tempo del Re Sole e del suo “L’État c’est moi!” Non è ancora tardi. Se per accorpare il voto occorre una leggina apposita, parlamentari con un pizzico di senso dello Stato la potrebbero approvare in poche ore. Invece, sembra che politici, lobbysti ed imprenditori degli idrocarburi vogliano al contrario svilire il ricorso a uno strumento che, pur con i suoi limiti, è pur sempre uno strumento di partecipazione e decisione democratica. In ogni caso,  è bene notare che la difesa del nostro mare da ulteriori speculazioni e da ingiustificabili rischi ambientali aggiuntivi rimane appannaggio di noi cittadini. Possiamo votare e fare votare contro un futuro novecentesco che si vorrebbe ipotecare come dipendente ancora dall’energia fossile. Votare contro le trivelle. Votare sì al referendum.

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