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MARINE & PROBLEMI: SANT’ANDREA, IN PROVINCIA DI LECCE

di Giovanni Rizzo

Percorrendo la litoranea adriatica da San Cataldo verso Otranto, subito dopo Torre dell’Orso, ad appena 2 chilometri più a sud, girando a sinistra e scendendo, dapprima si ha davanti il Faro, poco più in basso a destra si scorge un’insenatura naturale: è la marina di Sant’Andrea. Oltre al Faro, dal lato opposto, a sud-est emerge dal mare lo scoglio “Tofaluro “, simile ad un possente leone a guardia della stessa. Più in là del Faro, verso nord, lungo la falesia spuntano numerosi faraglioni, fianchi di roccia che si sono staccati dalla costa.

Torre Sant’Andrea è l’unico tratto di costa rispetto alle marine adiacenti, intatto nella sua rigogliosa natura: pochissime case, una piccola spiaggia con poca sabbia e a volte con tanta alga, una pineta rigogliosa che si spinge sino al lido di Alimini e una costa rocciosa a strapiombo verso nord.

Un tempo non molto lontano la marina era un piccolo borgo di pescatori che uscivano in mare a remi, con la sola forza delle braccia. Ne fanno testimonianza le numerose grotte tufacee scavate nella roccia, ora abbandonate.

Ebbene la marina è feudo di due comuni: la parte nord è feudo di Melendugno e la parte sud di Otranto. Melendugno si è sforzato di realizzare una piazzetta, addobbandola con luci e asfaltando la strada che dalla litoranea porta al mare; Otranto, invece, non ha fatto niente e non intende fare niente sebbene una cinquantina di famiglie paghino regolarmente, per tutto l’anno, l’IMU e la TARI. Non solo, ma di tanto in tanto, i Vigili giungono inaspettati e applicano numerose contravvenzioni alle macchine parcheggiate, anche se non creano alcun fastidio o pericolo per alcuno.

Il problema che interessa portare all’opinione pubblica è comunque un altro.

La marina, oltre alla spiaggetta, ha anche un piccolo lungomare che rasenta le grotte e che porta ad una estremità detta “Punta “, luogo ideale sia per piccoli che per grandi che amino il bagno di scoglio e che vogliano tuffarsi nello splendido mare. Verso la fine del mese di Febbraio 2014, un tratto di questo costone è crollato sotto le percosse delle onde del mare. Da quel momento in poi ogni via d’accesso per accedere alla Punta è transennata, con tanto di divieto. Riunioni a ripetizione con il sindaco Potì di Melendugno, sopralluoghi di tecnici del Comune e de1 professore Paolo Sansò, docente di Geografia Fisica e Geormofologia dell’Università Salentina ed esperto, oltretutto, dell’evoluzione geomorfologica del paesaggio costiero pugliese a cui è stato affidato l’incarico di studiare nel dettaglio la situazione della falesia e di indicare i possibili interventi. Nicolino Sticchi, ex Presidente della Commissione Ambiente della Provincia è anch’egli intervenuto proponendo di coinvolgere anche l’amministrazione di Otranto, nel cui territorio ricade gran parte della costa di Sant’Andrea. Sino ad ora non si è mosso nessuno, tutto è rimasto come prima, transenne, divieti di crollo, ecc. I bagnanti, incuranti del pericolo, frequentano ugualmente la Punta “bypassando” ogni divieto.

Bisogna intervenire, e in una delle grotte, è scritto: “Il piccolo S. Andrea chiede aiuto a tutti coloro che governano, di aprire lo stesso percorso che hanno tracciato i nostri antenati. Ci vuole solo la buona volontà. I nostri antenati non avevano la fortezza ma la saggezza. Non abbandonate il percorso dei nostri antenati, fatevene carico“.

Inoltre si deve anche dire che tutto il costone nord sino alla marina di Torre dell’Orso è formato da scogliera, ma mancano adatte scalette per accedervi. La parte sud-est, feudo di Otranto, sino al lido di Alimini, è invece costituitA da spiaggette che il mare, con il suo avanzamento ha divorato, tanto è vero che i bagnanti di “Conca Specchiulla“ hanno dovuto fare ricorso ai trenini per portarsi sulla spiaggia di Alimini.

I bagnanti ed i turisti si lamentano perché le istituzioni non adempiono ai loro doveri. Si può sperare nel futuro?

Melendugno, 8 febbraio 2016

La foto dei Faraglioni è di Petrescu (Wikipedia)

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