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Gallipoli e il Comizio Agrario all’Esposizione di Torino del 1884

Radicata nel tempo la presenza salentina ad Expo 2015

di Elio Pindinelli

L’Ufficio Internazionale delle Esposizioni, costituito nel 1926, ha di fatto codificato e approvato i lineamenti e la durata delle Mostre universali, che con cadenza quinquennale si svolgono nel mondo, cancellando di fatto l’elenco delle esposizioni svoltesi nel mondo dal 1851 e riclassificandole.

L’Esposizione Generale di Torino del 1884 rientra in questa riclassificazione, pur avendo rappresentato per l’Italia una grande occasione, in un periodo di significative trasformazioni economiche, sociali e politiche, per evidenziare processi in parte non ancora compiuti e promuovere l’immagine di una città nel suo trapasso da capitale politica a capitale industriale.

Organizzata per l’iniziativa di un gruppo di industriali della Società Promotrice dell’industria nazionale, vide da subito il coinvolgimento della parte pubblica e degli organismi periferici, tra cui “Le Rappresentanze comunali, gli Instituti scientifici, artistici, industriali, le Camere di Commercio, i Comizi agrari”, chiamati a cooperare al buon esito dell’Esposizione.

I Comizi Agrari, costituiti nel 1866, avevano sede in ogni capoluogo di Circondario; si mantenevano con i contributi dei soci e il sussidio delle pubbliche amministrazioni, assumendo il compito di sostenere l’agricoltura, diffondendo  tecniche e innovazioni nel campo agricolo.

A Gallipoli, uno dei quattro Capoluoghi di Circondario in cui era suddivisa la Provincia di Lecce, il Comizio agrario era stato costituito in “Stabilimento di pubblica utilità e quindi come Ente Morale” con Regio Decreto del 3 gennaio 1870, divenendo da subito attivo sotto la presidenza del Sindaco di Gallipoli, Francesco Massa. Dal 1880 promosse la pubblicazione periodica del “Presta - Bullettino del Comizio Agrario del Circondario di Gallipoli”, dal 1884 “Rivista d’agricoltura pratica”.

Tra i redattori, con Vallese, Comes, Castriota e Pellegrini, anche Donato Zocco, che divenuto Segretario del Comizio Agrario aveva dato un impulso notevole allo studio delle tipicità agricole dei prodotti e del territorio del basso Salento. L’Assemblea del Comizio Agrario gallipolino, deliberando la partecipazione all’Esposizione Torinese in programma per il 1884, gli aveva affidato l’onere di allestire una collezione di prodotti del Circondario.

Impresa non facile e non semplice, date anche le asfittiche risorse di bilancio. Un incarico che comunque Donato Zocco portò avanti con entusiasmo, selezionando più di 400 campioni, significativi della produzione e dell’ambiente agricolo locale, che è possibile ritrovare analiticamente descritti in una rarissima “Mostra collettiva del Comizio Agrario presentata all’Esposizione Generale di Torino del 1884. Catalogo e Schiarimenti”, suddivisi in 12 categorie e 36 sezioni, in applicazione delle direttive regolamentari del Comitato organizzatore dell’Esposizione di Torino,

All’opuscolo di 31 pagine complessive, stampato a Lecce nel gennaio 1884 dalla lito-tipografia editrice salentina, doveva seguire, nelle intenzioni dell’autore, una Monografia Illustrativa della Collezionecorredata da notizie statistiche, prezzi e schiarimenti sui prodotti esposti e sull’agricoltura del Circondario”.

Un prezioso documento, quest’ultimo, che non si rintraccia presso alcuna biblioteca pubblica e probabilmente mai dato alle stampe.

Dedicato a Cosimo De Giorgi, l’opuscolo contiene una scarna relazione sul lavoro compiuto, nella consapevolezza dichiarata di dover “mostrare non solo a tutti d’Italia, ma anche ai moltissimi stranieri, che in gran numero accorreranno a Torino, da ogni parte d’Europa, tutto quanto produce il nostro Circondario nelle Industrie agricole ed affini”.

Donato Zocco era convinto che la partecipazione all’Esposizione torinese rappresentasse “quanto di meglio, di più efficace e più pratico, possa farsi da un Comizio Agrario, per aprire nuove vie di sbocco allo smercio delle produzioni locali”.

Allestisce, perciò, una rassegna quasi completa delle produzioni del Circondario di Gallipoli, un “vero inventario dello stato presente dell’agricoltura locale, e sul quale si apre un largo campo di studi serii e proficui”.

La Mostra collettiva del Comizio agrario di Gallipoli voleva qualificarsi con una ampia rassegna di semi di cereali, di foraggio, di ortaggi, oleiferi, di alberi e arbusti, di piante tessili, con selezionati saggi delle principali terre coltivabili. Congrua appariva la rassegna di frutti secchi, di conserve, di prodotti delle api, di farinacei e derivati; interessanti le varietà della produzione di formaggi e burro, quelle di olio d’oliva fino e comune, oltre che di olio di sanze al solfuro di carbonio e di sanze residuali dell’olio al solfuro. Nell’ambito della vinificazione la rassegna presentava sintomatiche criticità produttive, ancora ancorate al mosto e ai vini da taglio di Maglie e di Alezio. I vini di “pospasto” erano rappresentati dallo Zacarese, dal Negro-amaro e dal Moscatone. Della zona di Alezio l’aceto vecchio, lo spirito di vinacce, il Cremore di tartaro greggio e i semi di vinaccioli.

In campo tessile, i campioni vegetali comprendevano il cotone sgranato e battuto, con la varietà gialla detta barbaresca, quelli animali invece la seta e il setone di Montesano, oltre le lane. Erano presenti tessuti casalinghi, come coperte e stoffe per abiti e fazzoletti. Non mancava il bisso e una mantiglia per signora, lavorata con lo specialissimo filato ricavato dalla Pinna Nobilis.

Ad illustrare l’industria dei cuoi figuravano materiali da concia, pelli secche di ovini e caprini, di vitella conciata e di suole di Maglie, lavorate a concia locale e napoletana.

In questa rassegna di prodotti non potevano mancare le botti di legno senza cerchi (da cantina) e quelle per l’esportazione di vino e di olio, gli ordigni da pesca con nasse e modelli di reti per vari sistemi, oltre ad una collezione di 20 specie di pesci dei mari del Circondario, classificati coi nomi comuni e scientifici, conservati in alcool.

Infine venivano presentati i prodotti dell’artigianato figulo, con stoviglie di uso quotidiano (cofani, limmi, capasoni, piatti di creta bianchi e tubi per condotti d’acqua) e terrecotte di Torrepaduli (pentole, tegami, scodelle, piatti, zuppiere, lucerne e vasi da fiori).

Una rassegna alla fine non esaltante, che mostrava tutti i limiti di una economia ancora arretrata e marginale rispetto ai processi industriali e commerciali sviluppatisi in altre zone della penisola.

Nonostante ciò la Mostra del Comizio agrario di Gallipoli ottenne a Torino lusinghieri apprezzamenti. Ce ne rende conto la collezione del periodico “Torino e l’Esposizione italiana del 1884” edita da Treves sotto forma di Cronaca illustrata e in cui fu scritto: “fra le Camere di Commercio che più lavorarono per Torino vanno distinte quelle di Lecce e Napoli, fra le Giunte e i Comizi, quelli di Gallipoli e di Bari”. Aggiungendo ancora che “La Mostra del Circondario di Gallipoli è perfetta e il merito di averla ordinata spetta principalmente a Donato Zocco” del quale veniva segnalata l’utile monografia a stampa.

Anche Raffaele De Cesare illustrando la partecipazione delle Province napoletane aveva elogiato la Mostra collettiva del Comizio Agrario gallipolino, affermando, nel corso di una conferenza pubblica, che essa andava posta “tra le migliori dell’Esposizione, e forse a capo delle nostre del Mezzogiorno”.

Ma occorreva pur misurarsi con le più importanti realtà del Paese, che alla fine faranno incetta di medaglie e diplomi.

Anche per Gallipoli arrivarono, però, i riconoscimenti ufficiali, con una medaglia d’argento nella XII classe “Olii e accessori all’oleificio” e un  Diploma d’onore nella sezione XXV “Prodotti del suolo-processi e materiali”. A completare la rassegna delle ricompense è da segnalare la medaglia di bronzo assegnata a Luigi Colosso nella classe XIV “Burro e formaggi”, la menzione onorevole per l’espositore Achille Zompì di Casarano nella sezione XXVI “Frutta e legumi”, e infine una menzione onorevole alla Società industriale Gallipolina nella sezione XVI “Arti chimiche”.

A Donato Zocco, che era stato inserito dal Comitato organizzatore dell’Esposizione come componente di giuria in sezioni in cui non aveva concorso il Comizio Agrario di Gallipoli, come segno distintivo dell’opera svolta presso l’Esposizione nazionale di Torino, toccò in premio l’insegna di Cavaliere dell’ordine della Corona, conferitagli con decreto reale del 25 dicembre 1884.

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