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A GALLIPOLI IL CAMPIONATO NAZIONALE DI VELA AUTONOMA PER NON VEDENTI

Il nostro direttore ha intervistato il Cav. Alessandro Gaoso ideatore del progetto Homerus

 

Dal 13 al 17 aprile prossimi, le acque joniche ospiteranno il Campionato Nazionale Open Homerus Matchrace per non vedenti. Gli atleti, che utilizzeranno imbarcazioni Trident, saranno ospiti del Club Velico Ecoresort LE SIRENE’.

Due le peculiarità del Campionato: innanzitutto, e fondamentale, il fatto che gli atleti governano le imbarcazioni da soli, senza l'aiuto di persone vedenti a bordo; inoltre, il format di competizione, il match race, particolarmente emozionante perché le barche si sfidano due la volta.

 Tutto è nato dall'idea del campione di vela Alessandro Gaoso, di Toscolanosul lago di Garda, che con la sua "G.G.G." ha fatto incetta di titoli e trofei nazionali e internazionali e nel 1990 ha vinto in Norvegia il Mondiale classe VI IOR.

Nel 1996 maturò l'idea che anche i non vedenti possono governare in maniera autonoma un'imbarcazione a vela.

"Ho sempre pensato - spiega il cavaliere Gaoso - che le barriere siano spesso più un pregiudizio nella nostra mente che una reale difficoltà e che la vela autonoma possa permettere a ciascuno di realizzare la propria individualità nel rispetto e nella condivisione reciproca della propria unicità e diversità".

E' facile comprendere che si è trovato a dovere superare tutta una serie di problemi.

"Ritenevo che occorressero solo alcuni accorgimenti, che infatti sono stati messi a punto e consentono di disputare una competizione come il match race che è tra le più elitarie e richiede grandi capacità tattiche e di gestione della barca. Il campo di regata è delimitato da 3 boe sonore, ciascuna delle quali con un proprio segnale acustico, che permette ai velisti ciechi di navigare in maniera indipendente lungo il percorso. Ciascuna barca poi è equipaggiata con un ulteriore segnale sonoro che cambia a seconda che la stessa abbia le mura a dritta o a sinistra.Con questo sistema acustico, i velisti con problemi visivi sono in grado di navigare in maniera autonoma".

Il suo progetto, che ha denominato Homerus con trasparente riferimento al grande poeta cieco dell'antica Grecia, ha incontrato più difficoltà o consensi?

"Ha incontrato e incontra scetticismo che talvolta non è superato neppure dall'evidenza. Anche i non vedenti sono stati scettici, fino a quando 6 di loro vollero provare ed iniziò il tam-tam favorevole che si è tradotto in un crescente consenso, tanto che nella nostra scuola abbiamo istruito oltre 250 persone e ci sono scuole in 10 Paesi".

Perché la comunità dei non vedenti ha privilegiato il suo progetto, rispetto alla pratica velica assistita da persone vedenti?

"Homerus considera i velisti non vedenti alla stregua di normali velisti, non li favorisce in alcun modo, come talvolta fanno i loro familiari o gli accompagnatori, e non offre loro una semplice assistenza, ma fa appello alla loro forza di volontà e utilizza l’insegnamento della vela come forza motivante  per superare gli ostacoli della loro vita quotidiana".

In pratica esalta il loro desiderio di andare da soli. 

"Nella vela autonoma, l’equipaggio deve affidarsi a se stesso per localizzare le boe, sentire come la barca risponde  al vento e per regolare in maniera precisa le vele toccandole e ascoltandole. Il successo quindi è dovuto puramente alle abilità di comunicazione, concentrazione, lavoro di squadra  e capacità di risposta immediata ai cambiamenti del vento e della barca dei velisti.Non c’è niente di più soddisfacente della consapevolezza che la vittoria è frutto solo della propria abilità. In questo modo, i non vedenti acquisiscono fiducia in se stessi, coraggio, indipendenza ed autostima, migliorando la propria vita.Quindi la gioia, l’entusiasmo, l’orgoglio e la motivazione superano i timori, gli errori e le fragilità: devono superare loro stessi, e questo è lo spirito di ogni sport".

Tutto ciò rimarca gli evidenti risvolti sociali, oltre che sportivi, del progetto Homerus.

"Riteniamo che concorra al rafforzamento ed alla diffusione  del sentimento d'integrazione e solidarietà sociale attiva e partecipata, nella consapevolezza delle diversità e nell’affermazione dell’unicità di ognuno, al di là dei limiti di qualsiasi natura.Attraverso l’attività sportiva siamo convinti di poter contribuire ad una reale affermazione del diritto alle pari opportunità, dimostrando che con l’impegno, la costanza e la buona volontà, si può raggiungere qualsiasi obiettivo, guadagnando la fiducia in se stessi e pensiamo che ciò sia un messaggio positivo e di speranza per ciascuno di noi".

Il suo progetto è stato ed è un successo, ma sappiamo che ha un altro obiettivo da raggiungere.

"In questi anni, Homerus ha fatto tanta strada ed il sistema di vela autonoma per non vedenti è una realtà unica al mondo, finalmente riconosciuta da organismi velici nazionali ed internazionali quali FIV, ISAF e IFDS, che sostengono la candidatura della vela autonoma per non vedenti come nuova disciplina velica per i Giochi Paralimpici. Siamo sicuri che la partecipazione ai Giochi mostrerà le sorprendenti capacità dei velisti non vedenti e permetterà loro di raggiungere il pieno potenziale sull’acqua. Per il momento scetticismo e mancanza di risorse sono un ostacolo, ma occorre continuare a dimostrare ciò che i velisti non vedenti autonomi sono in grado di fare". 

Il Campionato che si svolgerà a Gallipoli si può quindi leggere anche in quest'ottica? 

"Siamo stati lieti di accettare l'invito che Attilio Caroli Caputo ci ha rivolto con disponibilità e sensibilità  e confidiamo che anche la prossima ulteriore dimostrazione pratica di ciò che  la vela autonoma aiuti a superare ostacoli e resistenze residue".

In conclusione, si può sperare di vedere gli atleti convocati per le Paralimpiadi estive di Rio de Janeiro, l'anno prossimo?

"Sicuramente non si farà in tempo per il Brasile, ma confido che l'appuntamento sia ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020".

 

Gallipoli, 9 aprile 2015

 

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