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Mediterraneo: nuovo Rapporto Cnr fa il punto sulle economie dell'area

Non guardare il Mediterraneo da Nord, ma proporre uno sguardo incrociato sulle società che lo compongono. Solo così è possibile adottare una strategia comune in grado di valorizzare la competitività e gli interessi comuni di quest'area. È questa l'ottica proposta dai ricercatori dell'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (Issm) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) nell'ultimo Rapporto sulle economie del Mediterraneo, presentato nei giorni scorsi a Roma.

Giunto alla sua decima edizione, quest'anno lo studio sceglie di allargare la sua analisi allo scenario geopolitico oltre che a quello economico. Impossibile, sostengono i ricercatori, raccontare i cambiamenti economici e sociali del Med senza affrontare quelli politici. E così, l'edizione 2014 si apre con due analisi di scenario. La prima presenta uno sguardo d'insieme sui nuovi sistemi politico-istituzionali dei Paesi arabi del Mediterraneo aggiornato al 2013, con particolare riferimento alla loro posizione sulla scena internazionale e ai rapporti con i Paesi occidentali.

La seconda guarda al Mediterraneo nel contesto più ampio dei nuovi equilibri economici mondiali e concentra l'attenzione sull'Europa, prima e dopo la crisi finanziaria globale, e sul ruolo dell'Italia nel Mediterraneo. Cambiamenti, quelli politici - come ha ricordare Eugenia Farragina, co-curatrice dello studio e primo ricercatore dell'Issm - ''che stanno modificando i rapporti Sud-Nord''. L'ambizione di questo Rapporto, dice, è quello di trasformarsi in osservatorio dei cambiamenti economici e politici nell'area, dando una lettura dei fatti in grado di cogliere le tendenze in atto.

A essere posta sotto la lente d'ingrandimento, è anche l'azione dell'Italia, ''porta tra Mediterraneo e Europa''. Un'azione in cui il Paese crede, ha tenuto a rimarcare il sottosegretario agli Affari esteri, Benedetto della Vedova. ''Abbiamo un interesse economico e politico evidente - ha ricordato - sia verso la sponda Sud che verso l'Adriatico''. Ma se l'Italia cerca di giocare la sua partita nel cuore dell'area - con le sue imprese, con la sua cooperazione e le tante iniziative di dialogo - esistono concorrenti che da tempo hanno iniziato una ''guerra'' economica silenziosa: Cina e India.

Aspetto questo cui lo studio del Cnr dedica ampio spazio. ''Competitor forti - ammette della Vedova - ragione per cui accelerare la nostra azione". Altro elemento di originalità del Rapporto 2014, sottolineano i ricercatori, è un capitolo sui Mediterranei d'Europa, che presenta il Mar Nero come una sub-regione di confine storicamente legata al Mediterraneo. Ma si parla anche di problemi di corruzione e spesa pubblica, di convergenze e divergenze demografiche tra le due rive del Bacino, di rimesse dei migranti, di ricadute ambientali del turismo, di produzione e consumo di energia e di produttività mediterranea in tempo di crisi.

In questo scenario cosa intendono fare le nuove istituzioni europee? ''Manca totalmente una visione europea'', sostiene l'on. Khalid Chaouki. ''Il nuovo Parlamento e Commissione europei sono agli sgoccioli''. Si è parlato tanto, prosegue, di Primavere, 'di inverni', 'di modello Marocco', 'di Tunisia in transizione' o di tracollo della Libia. Potevamo invece parlarne da partner di una transizione e non da spettatori''. Per risollevare la situazione nei Paesi della sponda Sud, rilancia Chaouki, non è possibile parlare unicamente di economia: ''servono dialogo tra istituzioni e componenti delle società. Ma serve soprattutto un collegamento diretto con i giovani del Mediterraneo'', futura classe dirigente dell'area. L'Italia, ha concluso, ''vanta una lunga tradizione di cooperazione e iniziative di dialogo, ma deve osare di più''. (ANSAmed).

20 NOVEMBRE 2014

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